Ente di gestione Aree protette delle Alpi Marittime
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La riserva si presenta

Sulla base di studi e ricerche sulla biodiversità condotti in ambito internazionale, nel 1999 le Alpi Liguri sono state proposte quale uno dei dieci “hotspot” del bacino del Mediterraneo (Mèdail F & Quèzel P, 1999). Gli “hotspot” (25 su tutta la Terra) sono i “punti caldi della biodiversità”, stabiliti in base al numero di specie vegetali endemite presenti su di un territorio e alla percentuale di habitat che in esso si stanno riducendo, luoghi da conservare ed in cui sperimentare una giusta convivenza tra uomini e ambiente naturale.

Ricerche condotte  in collaborazione con l’IPLA (Istituto Piante da Legno e Ambiente – Torino), sugli habitat presenti nelle Alpi Liguri del versante piemontese, assegnano a questo settore più di 450 tipologie d’habitat secondo la classificazione europea CORINE Biotopes,  un'elevatissima biodiversità che vede  rappresentate tutte le principali formazioni vegetali d’Europa.   

La grotta di Bossea è situata in Val Corsaglia, in comune di Frabosa Soprana, ad 836 m slm, in prossimità dell'abitato di Bossea, alcuni metri al di sopra del fondo valle.

Il sistema carsico si sviluppa tra gli 800 ed i 1700 m slm. L'area di assorbimento è localizzata fra la Valle Corsaglia e la Valle Maudagna ed è caratterizzata da un carso mediamente coperto da depositi eluvio-colluviali, con una serie di valloni assorbenti dalle portate piuttosto modeste e variabili in funzione delle condizioni meteorologiche.

Le risorgenze principali del sistema sono localizzate nell'alveo del torrente Corsaglia, presso l'abitato di Bossea, e sono direttamente collegate al corso d'acqua che percorre la Grotta di Bossea che costtituisce il collettore principale del sistema.

Il bacino sotterraneo è costituito da una stretta fascia di calcari e calcari dolomitici. Tale struttura carbonatica è limitata da rocce permiane e permo-carbonifere del basamento metamorfico (porfiroidi e quarziti) tramite una serie di contatti tettonici sub-verticali. Il limite occidentale è situato in prossimità di una grande depressione tettonico carsica nella quale si è sviluppata la stazione sciistica di Prato Nevoso, in Alta Valle Maudagna.

L'elevata fratturazione delle diverse litologie presenti e l'accentuato carsismo superficiale e profondo determinano una elevata permeabilità dell'ammasso roccioso.

L'area di alimentazione del sistema comprende quindi, oltre alla citata depressione,  caratterizzata da infiltrazione diffusa degli apporti diretti pluvio-nivali, da una serie di valloni impostati sulle rocce del basamento, poco permeabili, che in prossimità del contatto con la struttura carbonatica presentano una serie di perdite del deflusso superficiale (Rio Roccia Bianca e Rio Bertino).

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Cartina Riserva di Bossea
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L'ambiente esterno

Nell'area di alimentazione del sistema carsico, sono presenti alcuni valloni assorbenti che raccolgono l'acqua di ruscellamento superficiale proveniente da vaste zone poco permeabili che limitano lateralmente la struttura carbonatica.

Il più importante in termini di apporto idrico, è il Vallone del Rio di Roccia Bianca; a ca. 1,5 km di distanza dalla cavità è caratterizzato, alla testata del vallone, da una potente copertura eluvio-colluviale sulla quale si è sviluppato il bosco prevalentemente a conifere sul versante Est e il prato-pascolo sul versante Ovest.  Importante segnalare che nella zona di origine del Rio di Roccia Bianca sono state realizzate a partire dagli anni ’90,  nuove strutture per l’alpeggio. Le sistemazioni del terreno, le strutture di ricovero del bestiame, la captazione di sorgenti, la realizzazione di abbeveratoi, la costruzione di nuove piste di servizio ecc. hanno comportato un notevole movimento terra e la modificazione del regime di deflusso delle acque di scorrimento superficiale. Oggi le deiezioni degli animali (bovini) che stazionano presso queste strutture, costituiscono importanti accumuli proprio nella zona di assorbimento del sistema carsico determinandone un notevole incremento della carica batterica. Inoltre il materiale smosso nelle opere di scavo e sistemazione del terreno, per dilavamento,  ha raggiunto e raggiunge tuttora l’alveo del torrente. La successiva percolazione nel collettore del sistema determina l’intorbidimento delle acque (un tempo note per per la loro limpidezza!) e il pericoloso accumulo di limi ed argille nella zona sommersa dell’acquifero (Aragno M, Lana E,Morisi A, Peano G, 2003)

Il laboratorio sotterraneo

Dall'Inizio degli anni '70, il bacino carsico di Bossea è stato studiato attraverso l'installazione di un laboratorio all'interno della cavità.

Il laboratorio, gestito dalla Stazione Scientifica del CAI di Cuneo in collaborazione con il Politecnico di Torino, l'Arpa di Cuneo e l'Arpa Valle d'Aosta, è stato progressivamente attrezzato con strumentazioni, quasi completamente automatizzate, specificamente realizzate per il monitoraggio dei principali parametri idrodinamici, idrogeochimici e meteorologici del sistema,.

I dati relativi alle precipitazioni ed alle temperature atmosferiche nell'area di alimentazione del sistema carsico sono forniti dalle stazioni gestite dalla Provincia di Cuneo (Prato Nevoso), dalla Regione Piemonte (Borello, Malanotte) o direttamente dal laboratorio sotterraneo (Stazione di Bossea).

Idrodinamica del sistema

L'andamento annuale delle portate, pur con alcune variazioni registrate nei diversi anni, è facilmente identificabile. Nei mesi invernali, la temperatura esterna determina la progressiva riduzione di apporti infiltrativi e la portata raggiunge progressivamente i valori minimi annuali, pari a ca. 0,04 – 0,05 m3/s, intorno all'ultima decade di febbraio. Segue un'importante piena primaverile, caratterizzata da forti variazioni legate alla concomitanza di piogge prolungate e dello scioglimento delle nevi in quota.

Nel mese di Maggio si rilevano generalmente picchi  di oltre  1 m3/s. In seguito il flusso si riduce progressivamente pur mantenendosi su valori elevati per periodi anche lunghi di assenza di apporti, grazie alle riserve regolatrici del sistema. Picchi secondari si possono rilevare nel periodo estivo autunnale al verificarsi di forti precipitazioni   in assenza delle quali la portata si mantiene su valori superiori agli  0,05– 0,06 m3/s.

Interessante rilevare come in concomitanza dell'evento alluvionale del 1994 il picco di piena (attestato su 1,5 m3/s) era in linea con i valori di piena ordinaria. Ciò è facilmente riconducibile alla scarsa velocità di assorbimento del deflusso idrico superficiale causata dalla forte acclività dei versanti e della copertura del carso che facilitano il ruscellamento superficiale.

Peraltro, durante le precipitazioni dell'ottobre 1996, di portata paragonabile al 1994, probabili nuovi fattori hanno indotto una importante risposta del sistema carsico, determinando importanti e durevoli alterazioni strutturali. (Peano G, Vigna B, Villa vecchia E, 2003)

In seguito alle forti precipitazioni del 7 ottobre, l’idrometeografo della stazione scientifica registra notevoli variazioni delle portate che da valori di piena (1300 l/s) e notevole trasporto di sedimenti precipita a livelli esigui (3l/s) con acque limpide. Questo fenomeno si ripete più volte  per poi aumentare fino a raggiungere valori di colmo stimati su valori supeirori ai 4000 l/s. Con queste portate, mai registrate prima, anche la strumentazione subisce danni e non è possibile risalire alle portate effettive, ma  dai sopralluoghi effettuati si evince come l’ondata di piena abbia saturato l’intera sezione del corridoio di ingresso della cavità e prodotto allagamenti delle strutture ricettive all’ingresso della grotta.

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